Camilla

camilla

2 agosto. Il giorno in cui mi si è rovesciato il mondo addosso. Avevo 17 anni, era una bella giornata estiva, splendeva il sole e faceva caldissimo. La mia vita era pressoché perfetta, avevo concluso l’anno scolastico con dei risultati più che soddisfacenti, avevo da poco fatto un anno e mezzo col mio ragazzo, viaggiavo spesso (ero appena tornata da una settimana studio a Venezia presso la Ca’ Foscari, per poi partire di nuovo e trattenermi altre due settimane in Sardegna), mi divertivo con gli amici, stavo in giro tutto il giorno, conoscevo gente nuova e così via. Sembrava si fosse finalmente stabilizzato tutto. Non sapevo che di lì a breve avrei ricevuto una pugnalata allo stomaco notevole…

Allora, queste sono le avvisaglie. Dai primi di luglio ho iniziato a sentirmi particolarmente stanca, ma attribuendo questo disturbo al caldo non ho dato granchè peso alla cosa. Il 15 Luglio sono partita per il mare. La stanchezza persisteva, anzi, aumentava progressivamente, tanto da lasciarmi senza fiato e col cuore a mille dopo aver fatto appena un paio di rampe di scale (cosa che a 17 anni non è normale). Inoltre mi sono accorta di avere, tutte le sere, qualche linea di febbre (massimo 37.8) che alla mattina scendeva. Col passare dei giorni ho iniziato ad avvertire anche gonfiore a livello della milza e del fegato, che hanno provocato una drastica diminuzione dell’appetito.

Appena tornata dalla Sardegna sono andata dal medico di base per farmi fare l’impegnativa per degli esami del sangue, convinta di aver contratto qualche virus. Il peggio che mi aspettavo era aver preso la mononucleosi.

Perciò il giorno dopo sono andata a farmi fare gli esami del sangue. Non avete idea di quante volte in questi mesi avrei voluto tornare indietro a quella mattina e restare a letto invece di alzarmi, vestirmi e andare fino a quell’ambulatorio…
Mi fanno il pelievo, saluto ed esco a fare colazione. Torno a casa, poco dopo ricevo una telefonata da mia madre che era stata a sua volta chiamata dal pronto soccorso. Mi dice di preparare le mie cose, che sta tornando a casa, che mi deve portare in ospedale perché vogliono fare degli accertamenti perché dal campione di stamattina i miei valori risultavano “strani”.
Da lì in poi è accaduto tutto troppo in fretta, quasi non mi rendevo conto di cosa stesse succedendo. Ci è voluto tutto il giorno dopo per razionalizzare l’accaduto, e più di qualche mese per accettarlo… In breve, mi sono stati fatti altri due prelievi da sangue periferico e un aspirato midollare (consiste nel prelevare 5-10 cc di sangue mediante una siringa che penetra nell’osso del bacino, appena sopra il gluteo; il campione viene poi inviato al laboratorio per verificare anormalità nella produzione di cellule del sangue, e sì, fa un male cane), dopodiché sono stata trasferita in ematologia all’ospedale di Vicenza. Il numero dei miei globuli bianchi risultava raddoppiato, triplicato, quadruplicato rispetto a quanto doveva essere… E l’emoglobina e piastrine, ovviamente, erano bassissime. Il giorno dopo mi verranno riferite dal primario queste parole: “Mi dispiace, hai la leucemia” e verrò trasferita in oncoematologia pediatrica a Padova. Mi hanno pesata, misurata, attaccata a un palo con una sacca di idratazione di due o tre litri e ho avuto un collouqio con tutta l’equipe medica il pomeriggio stesso. La diagnosi era LLA, leucemia linfoblastica acuta; rappresenta circa l’80% dei tumori infantili. E io che mi disperavo perché pensavo di avere la mono!
Bene, dopo tutta questa premessa vi sembrerà di star leggendo il blog più triste del mondo, MA! SONO! ANCORA! IN PIEDI!!! Normalmente sono una persona VERAMENTE riservata. Il mio obiettivo qui però è di condividere quanto posso della mia esperienza e fare informazione sulla leucemia, aiutare le altre persone – e pure me stessa- a capire che c’è una luce in fondo al tunnel, e che non si è da soli in questa lotta. Mi ricordo che una volta tornata a casa ho iniziato a cercare come una pazza dei blog sulla leucemia, per farmi un’idea di quello a cui stavo andando incontro, e di avene trovati pochissimi. Dopo qualche settimana passata a riprendermi dal primo ciclo di chemio, ho iniziato a dimenticarmi chi ero. Mi sono resa conto della gravità della situazione quando ho iniziato a non aver più voglia di chiamare nessuno, a non rispondere ai messaggi dei miei amici.
Mi reputo una persona forte, ho sempre preso quello che mi arrivava dalla vita senza fare troppe tragedie. La vita è immersa nel caos, ma ci si abitua e si va avanti. Questo è il muro che mi trovo davanti adesso, e non c’è nessuna maniera per raggirarlo, mi ci devo arrampicare per forza se voglio tirarmi fuori da questa situazione in qualche modo. Il miglior consiglio che ho ricevuto durante questo viaggio è che il superamento di un tumore dipende al 50% dalla mente (grazie M… Me lo ripeto tutti i giorni). Ho deciso di tenermi impegnata il più possibile quando vado in reparto o in day hospital a fare la chemio, leggo, faccio lezione, lavoro a uncinetto, faccio bracciali. Mi sono comprata una parruca (e me ne sta per arrivare un’altra), e mi trucco tutti i giorni. La scorsa settimana in day hospital un’infermiera mi ha chiesto se ero nuova perché pensava avessi ancora i miei capelli…

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